Giorno 01 Giovanni 1
Nel principio era la Parola
Giovanni 1
Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. (Giovanni 1:1)
Giovanni 1
Il vangelo di Giovanni è unico nel suo genere. Mentre gli altri vangeli cominciano la loro narrazione dalla nascita di Gesù, o dai mesi immediatamente precedenti, Giovanni inizia il suo vangelo “nel principio”.
Nel primo capitolo vogliamo riflettere su tre verità importanti.
1. Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio (Giovanni 1:1)
Questa è una delle affermazioni centrali del capitolo, e ci dice diverse cose concrete su Gesù.
Gesù non è nato 2000 anni fa, ma esiste dal principio. 2000 anni fa si è fatto uomo, nascendo come un semplice bambino sulla terra, ma Egli esiste da sempre.
Questo è molto importante perché ci dice in modo inequivocabile che Gesù è Dio e non un profeta, un maestro o un bravo oratore: “La Parola era Dio”. È una verità che approfondiremo nei prossimi giorni, man mano che seguiamo il racconto di Giovanni.
Gesù viene identificato con la Parola di Dio (in greco logos). Gesù è la Parola di Dio: non si trova solo nella Bibbia, non è solo descritto nella Bibbia — LUI È LA PAROLA DI DIO.
Perché questa affermazione è importante per noi? Semplice: vuoi conoscere Gesù? Non hai altro luogo dove cercarlo se non nella Parola di Dio.
Ecco perché stai facendo la cosa più giusta che potessi fare. Hai aperto la Bibbia. Non un libro su Gesù, non un commento, non l’opinione di qualcuno: sei andato direttamente alla fonte. È esattamente lì che Gesù si lascia trovare.
Una domanda da farti adesso, all’inizio di questo viaggio: con quale aspettativa stai leggendo? Stai leggendo per informazione, come faresti con un libro qualsiasi? Oppure stai leggendo per incontrare Qualcuno?
La differenza non sta nel testo che hai davanti, sta nel cuore con cui lo apri. Se apri la Bibbia per incontrare Gesù, la troverai viva. Se la apri solo per informarti, sarà un libro come tanti.
Una preghiera semplice per cominciare: “Signore, ogni volta che apro questa Parola, fammi incontrare Te. Non solo informarmi su di Te.”
Se sei già credente, c’è una tentazione tipica della vita cristiana: leggere la Bibbia per dovere, non per incontrare Gesù. Sai già le storie, conosci già i versetti, hai già “studiato” il vangelo di Giovanni magari più volte.
Fai attenzione. La Parola non è mai solo testo da ripassare. È il luogo dell’incontro con Cristo. Se la apri sempre con la stessa aspettativa di sempre, troverai sempre le stesse cose di sempre.
Riaprila oggi come se fosse la prima volta. Ha sempre qualcosa di nuovo da dirti.
2. Ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio (Giovanni 1:12-13)
Questo è di gran lunga il verso centrale del capitolo 1 ed ha una serie di ripercussioni pratiche per noi oggi.
Gli uomini non nascono figli di Dio, ma lo diventano. Come uomini siamo l’oggetto dell’amore di Dio — Lui ci ha creati, ci ama, ha cura di noi — ma qui Giovanni afferma che a chi “riceve” Gesù Dio dà il diritto di diventare suoi figli.
Fermati su questa distinzione, perché è importantissima.
Tante persone pensano di essere “a posto” con Dio perché sono nate in un paese cristiano, perché hanno avuto i genitori cristiani, perché sono state battezzate da piccole, perché vanno in chiesa a Natale e Pasqua.
Giovanni dice una cosa molto chiara: non funziona così.
Diventare figli di Dio non avviene per volontà di uomo, né per diritto di sangue. È qualcosa che succede come un atto sovrano di Dio (“sono nati da Dio”). Non lo eredi da tuo padre, non lo prendi dal tuo paese, non te lo dà nessuna religione.
Figli di Dio si diventa, non si nasce.
E come si diventa? Giovanni lo dice: “a tutti quelli che l’hanno ricevuto”.
Cosa significa concretamente ricevere Gesù? Non è un atto che si fa solo con la mente. Non basta “essere d’accordo” che Gesù è esistito. Non basta riconoscere che era un grande maestro. Ricevere Gesù vuol dire credere — cioè affidare la vita completamente a Lui.
È come accettare un dono. Qualcuno te lo porge, e tu allunghi la mano e lo prendi. Non diventa tuo finché non lo ricevi.
Una domanda onesta, da farti già al primo giorno: hai mai ricevuto Gesù? Non “sai cose su di Lui”. Non “credi che esista”. Non “rispetti la sua figura”. Lo hai accolto, hai detto sì a Lui che bussava alla porta della tua vita?
Se non l’hai mai fatto, non spaventarti. Il vangelo di Giovanni te lo spiegherà piano piano nei prossimi 20 giorni. Continua a leggere. Continua a chiedere. Non aver paura di fare domande. Al momento giusto saprai cosa fare.
Se sei già credente, questa è la verità su cui sta in piedi tutta la tua identità.
Non sei figlio di Dio perché te lo sei meritato. Non lo sei perché vai in chiesa la domenica. Non lo sei perché sei “bravo”. Lo sei perché un giorno hai ricevuto Gesù e Dio ti ha dato il diritto di esserlo.
Quando le circostanze ti scuotono, quando il diavolo ti accusa, quando ti senti indegno — torna a questo verso. Sei figlio di Dio. Non per quello che fai, ma per quello che hai ricevuto.
E ricordati: figlio di Dio si rimane, non per merito tuo, ma per la fedeltà di Colui che ti ha reso suo figlio.
3. Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo! (Giovanni 1:29)
Il capitolo 1 di Giovanni ci introduce alla figura di Giovanni il Battista, da non confondere con l’autore del vangelo, che invece è Giovanni discepolo di Gesù.
Dagli altri vangeli sappiamo che Giovanni il Battista era un cugino di Gesù e che era di circa 6 mesi più grande di Lui. Ma qui vediamo che Giovanni, vedendo passare Gesù, dice che Lui è “l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”.
Giovanni Battista spiega chiaramente che lui non sapeva che Gesù fosse “il Figlio di Dio”, ma che quando Gesù è stato battezzato nel Giordano ha visto un segno specifico (una colomba posarsi sul suo capo) e che quel segno gli era stato dato da Dio per riconoscere il Messia.
Ma la cosa che ci interessa in modo pratico è la frase che Giovanni il Battista pronuncia: “L’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”.
Giovanni afferma che Gesù è l’unico che toglie il peccato del mondo. Per capire bene questa frase serve un piccolo passo indietro.
Nel sistema religioso ebraico, quando una persona peccava si recava al tempio con un agnello e lo sacrificava al Signore per ottenere il perdono. Il problema era che il peccato era solo coperto, non tolto. L’indomani o il giorno dopo bisognava portare un nuovo agnello per il nuovo peccato commesso. Era un sistema che non risolveva mai il problema alla radice.
Giovanni ora dice che Gesù è l’Agnello di Dio — cioè la soluzione definitiva al problema del peccato, provveduta da Dio stesso. Una volta per tutte.
Fermati su questa parola: definitiva.
Tante persone vivono una vita religiosa fatta del tentativo continuo di mettersi in pari con Dio. Pecco, mi sento in colpa, faccio qualcosa per “rimediare” — una preghiera in più, una buona azione, una candela accesa, una donazione — e mi sento un po’ meglio. Fino al prossimo peccato. E il ciclo ricomincia.
Non è questo il cristianesimo. Il cristianesimo non è una bilancia in cui tu provi a far pendere il piatto del bene per coprire il piatto del male. Il cristianesimo è qualcuno — Gesù — che è venuto a togliere il peccato dal piatto, una volta per sempre.
Nessun rito, nessuna cerimonia, nessuna persona, nessuna religione può fare quello che ha fatto Gesù. Il perdono dei nostri peccati è provveduto da Dio stesso nell’opera di Gesù Cristo come “Agnello di Dio”.
Una domanda da portarti dietro nei prossimi 20 giorni: stai ancora cercando di “saldare il tuo conto” con Dio da solo? Oppure hai capito — o stai per capire — che il conto lo ha già saldato Gesù?
Se sei già credente, ricorda spesso questa parola: “toglie”. Non “copre”. Non “nasconde”. Non “perdona temporaneamente”. Toglie.
Quando il senso di colpa cerca di tornare per peccati che hai già confessato, quando ti sorprendi a cercare di “ripagare” Dio con un eccesso di lavoro spirituale, quando ti senti ancora schiacciato da qualcosa che Cristo ha già tolto — fermati e ripetiti: l’Agnello di Dio toglie. Non copre soltanto.
Vivi nella libertà di chi ha avuto il conto azzerato, non nell’ansia di chi sta ancora cercando di pagarlo.