Giorno 02 Giovanni 2
Gesù manifesta la sua gloria
Giovanni 2
Manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui. (Giovanni 2:11)
Giovanni 2
Oggi seguiamo Gesù nei giorni iniziali del suo ministero. Nel capitolo 1 abbiamo visto che Gesù aveva chiamato con sé alcuni uomini per seguirlo, e questi erano diventati i suoi “discepoli”.
Leggendo il capitolo 2 troviamo tre cose su cui riflettere.
1. Manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui (v. 11)
Nel capitolo 2 troviamo il “primo segno miracoloso” compiuto da Gesù — l’acqua trasformata in vino alle nozze di Cana — ed è interessante notare come lo scopo di questo segno fosse “manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui”.
Da questo primo miracolo impariamo alcune cose pratiche.
I miracoli (e nel vangelo di Giovanni ne troviamo tanti) hanno sempre due scopi paralleli.
Da un lato Dio vuole mostrare la Sua gloria, cioè vuole rivelarci qualcosa sul Suo carattere, sulla Sua potenza e sul Suo amore per noi.
Dall’altro lato i miracoli hanno uno scopo preciso: affinché le persone che vi assistono credano in Gesù. Se una persona riceve un miracolo e comprende che si tratta di un intervento straordinario di Dio nella propria vita, acquisterà fiducia in Lui.
Per questo dobbiamo imparare a diffidare di quei miracoli che non portano gloria a Dio e non portano le persone ad avere fede in Gesù.
Ci sono tanti miracoli, o presunti tali, che portano gloria a delle persone, o semplicemente ad altri che non sono Gesù. Le persone con questi miracoli imparano ad avere fede in Maria, in Pietro o in Paolo. Ma se questo accade, questi miracoli non sono biblici.
Man mano che leggeremo il vangelo ti renderai conto che tutti i miracoli hanno lo scopo di rivelare all’uomo l’immenso amore di Dio in Gesù. Mai un fine diverso. Mai un destinatario diverso della gloria.
Una domanda da farti oggi: a chi stai guardando quando senti parlare di un miracolo? Quando qualcuno ti racconta qualcosa di straordinario che è successo, dove finisce la tua attenzione? Sulla persona che lo ha vissuto? Sull’eventuale guaritore che è stato lo “strumento”? Oppure sul Dio che lo ha compiuto?
Se l’attenzione resta sull’uomo, qualcosa non va. Se l’attenzione si solleva a Gesù, sei davanti a qualcosa di vero.
Se sei già credente, questo principio va applicato anche al tuo modo di raccontare quello che Dio ha fatto nella tua vita.
Quando condividi una testimonianza, quando parli di una preghiera esaudita, quando racconti come il Signore ti ha aiutato — qual è il centro del tuo racconto? Sei tu? Sono i dettagli “spettacolari”? Oppure è Gesù che si vede chiaramente, al punto che chi ascolta finisce non a guardarti con ammirazione, ma a desiderare di conoscere il tuo Dio?
Una buona testimonianza fa nascere fede in Gesù in chi ascolta. Tutto il resto è semplicemente narrare cose belle.
2. Fatta una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori dal tempio (v. 15)
Gesù entra nel tempio, il luogo nel quale si doveva adorare Dio, e vi trova un mercato all’aperto.
Per capire cosa era successo dobbiamo fare un passo indietro. Come abbiamo visto nel cap. 1, i giudei offrivano sacrifici di animali per il peccato e per altre ricorrenze specifiche. La legge prescriveva che una persona prendesse un animale dal proprio gregge, lo portasse al tempio e lo offrisse al Signore.
Però nel corso degli anni si era trovata una via più facile. Invece di portare l’agnello per tanti chilometri fino a Gerusalemme, era molto più semplice portare con sé del denaro, entrare nel tempio e lì comprare un agnello e tutto quello che serviva. Col passare del tempo si era sviluppato un vero commercio di animali dentro i cortili del tempio. La gente gridava, comprava, vendeva. E siccome c’erano diverse monete in circolazione, c’era anche la possibilità di cambiare i propri soldi nella moneta locale.
Un luogo santo, dove si sarebbe dovuti andare con il cuore pentito e con l’aspettativa di incontrare Dio, era diventato un affollato mercato dove non c’era più spazio per Dio.
Gesù entra in quel tempio e butta tutto per aria.
Questo passo ci dice tante cose pratiche su di noi e su Gesù.
Proprio come i giudei, anche noi spesso preferiamo una fede comoda, dove possiamo fare poco sforzo e calmare la nostra coscienza. Portare le pecore da casa è pesante, è un viaggio lungo… meglio una soluzione più comoda e facile.
Solo che la fede comoda non è la fede biblica. È un’imitazione che ci fa sentire “a posto” senza farci incontrare davvero Dio.
Gesù vuole che la tua vita diventi un luogo dove il Padre può essere adorato in modo semplice e autentico.
E se glielo permetti, Gesù farà nella tua vita esattamente quello che fece nel tempio: se troverà cose che non sono conformi a ciò che il Padre desidera in te, butterà tutto per aria.
Spesso abbiamo questa idea di un Gesù buono, gentile e calmo. Ed è vero. Ma Gesù ci ama, e proprio perché ci ama, quando serve userà anche parole forti — e gesti forti — per mostrarci come essere dei veri figli di Dio.
Una domanda onesta da farti oggi: c’è qualcosa nella tua vita che hai costruito comodamente al posto dell’incontro con Dio? Abitudini esteriori, formule, modi di fare che ti danno la sensazione di essere a posto ma che in realtà hanno preso il posto del vero contatto con Lui?
Se sì, è meglio che butti tu fuori quelle cose oggi, piuttosto che aspettare che lo faccia Lui.
Se sei già credente, questo passaggio ti parla in modo diretto.
La nostra vita di fede può diventare lentamente un “tempio occupato”. Senza accorgercene riempiamo gli spazi interiori di tante cose buone — servizio, attività, ministeri, dovere — fino a non avere più spazio per la cosa principale: stare davanti a Dio.
Gesù entra periodicamente nel nostro tempio interiore e butta fuori quello che non ci serve. Se in questo periodo della tua vita stai vivendo una “scossa” — qualcosa che ti sta togliendo certezze, abitudini, schemi — non spaventarti. Forse è Lui che sta facendo spazio.
Lascialo lavorare. Non difendere quello che Lui sta cercando di togliere.
3. Quale segno miracoloso ci mostri per fare queste cose? (v. 18)
Una cosa interessante è che, dopo che Gesù ha buttato per aria ogni cosa nel tempio e lo ha ripulito, gli uomini che erano lì gli chiedono: “Ma con quale autorità fai queste cose? Facci qualche miracolo, così capiamo che viene veramente da Dio”.
Gesù in questa occasione si rifiuta di fare un miracolo. E questo per noi ha degli insegnamenti pratici.
Da un lato impariamo che Dio non farà mai miracoli per fare spettacolo, né miracoli a comando. Se Dio sceglie di compiere miracoli, lo fa a Suo tempo, a Suo modo e non per compiacere noi o per dimostrarci qualcosa.
I giudei stavano chiedendo un miracolo per confermare qualcosa che era già ovvia. Avevano la legge di Mosè (l’Antico Testamento) e sapevano benissimo che nel tempio quelle cose non erano permesse. Non era necessario che Dio confermasse questa cosa con un miracolo: era già chiara ed evidente nella legge.
A volte ci capita di sapere già cosa dice Dio su un certo argomento, ma proprio come questi giudei facciamo “i tonti” e chiediamo conferme.
Spesso a queste preghiere non riceviamo risposta. Semplicemente perché la risposta la conosciamo già: si trova nella Bibbia.
Ecco perché è così importante leggere la Bibbia: molti dei dubbi che abbiamo su Dio sono già scritti nero su bianco. Bisogna solo che li leggiamo.
Una domanda diretta: c’è qualcosa per cui stai aspettando da Dio un “segno chiaro”, quando in realtà la Sua Parola ha già parlato?
Magari un rapporto che sai bene di dover chiudere, ma stai aspettando “una conferma”.
Magari una scelta sbagliata che vorresti far passare per “volontà di Dio”, aspettando un evento che la giustifichi.
Magari un peccato di cui conosci benissimo il giudizio di Dio, ma su cui continui a pregare perché “forse Lui cambia idea”.
Dio non lavora così. Quando la Sua Parola ha già parlato, non aspettare segni: ubbidisci.
Se sei già credente, c’è una sottile tentazione spirituale in questo passaggio.
A volte ci nascondiamo dietro un “sto pregando per capire” come scusa per non agire su qualcosa che già sappiamo. Spiritualizziamo l’indecisione. Travestiamo da “ricerca della volontà di Dio” quello che è semplicemente il rinviare un’ubbidienza scomoda.
Il Signore ha già parlato su tante questioni. Sul perdono. Sulla purezza. Sull’onestà. Sulla testimonianza. Sull’amore al fratello. Su come trattiamo le persone difficili.
Su queste cose non serve un altro miracolo. Serve solo cominciare a vivere quello che Lui ha già detto.
E spesso, quando cominciamo a ubbidire su quello che già sappiamo, Dio ci rivela il prossimo passo.