Giorno 03 Giovanni 3

Bisogna nascere di nuovo

Giovanni 3

Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio. (Giovanni 3:16)

Giovanni 3

Il capitolo 3 di Giovanni inizia con un momento privato: un incontro tra Gesù e Nicodemo, un “dottore della legge”, un uomo in vista a Gerusalemme.

Nicodemo ha nel cuore una domanda: “Come si fa ad andare in cielo? Come si può esserne sicuri?”.

È una domanda strana, se consideriamo che a farla è proprio uno che avrebbe dovuto insegnare agli altri queste cose. Eppure dobbiamo ammettere che il dubbio è legittimo. Tu sei sicuro che un giorno andrai in cielo?

La risposta di Gesù ci rivela tre cose pratiche su cui vogliamo riflettere oggi.

1. Se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio (v. 3)

Gesù spiega che per andare in cielo c’è una condizione irrinunciabile: “nascere di nuovo”.

Il concetto è strano, ma se leggiamo il resto del dialogo diventa chiaro. Siamo così ripieni di peccato, sporchi e impregnati dal nostro modo di vivere lontano da Dio, che Dio non può semplicemente “aggiustarci”.

Pensa a un vaso che cade a terra e si rompe in mille pezzi. Non c’è un modo realistico per rimettere insieme i cocci e averlo di nuovo come prima. L’unica soluzione è un vaso nuovo.

Gesù sta dicendo a Nicodemo esattamente questo: ognuno di noi, per natura, è un peccatore. E i peccatori non possono entrare nel regno dei cieli. La soluzione non è “migliorarci un po’”, non è “essere più buoni di prima”. La soluzione è nascere di nuovo. Dio ha il potere di farci nuovi.

Il concetto di “nuova nascita” potremmo riassumerlo così: Dio ci crea di nuovo dandoci un cuore nuovo per cercarlo, una mente nuova per capire le Sue rivelazioni e uno spirito nuovo — lo Spirito Santo — per guidare la nostra vita.

Ma come si fa concretamente a nascere di nuovo? Nicodemo giustamente chiede: “Non è che posso rientrare nel grembo di mia madre e rinascere…”. No, certo, questo è impossibile. Però Gesù chiarisce che per nascere di nuovo servono due elementi: l’acqua e lo Spirito.

Potremmo fare tante teorie su “acqua” e “Spirito”, ma ci atterremo a leggerli nel modo in cui Giovanni stesso li usa nel resto del vangelo.

  • Acqua = la Parola di Dio
  • Spirito = lo Spirito Santo

Dunque per nascere di nuovo servono due ingredienti: serve che ci accostiamo alla Sua Parola, perché possiamo acquisire fede in Lui, e serve lo Spirito Santo che ci guidi nella verità che leggiamo e la renda viva nella nostra vita.

Una domanda diretta da farti oggi: sei nato di nuovo?

Non sto chiedendo se sei stato battezzato. Non sto chiedendo se sei cresciuto in una famiglia cristiana. Non sto chiedendo se vai in chiesa. Sto chiedendo se in qualche momento della tua vita hai sperimentato quella nuova nascita di cui parla Gesù — quel momento in cui Dio ti ha fatto nuovo dentro, e tu hai cominciato a desiderare cose che prima ti lasciavano indifferente.

Se la risposta è “no” o “non lo so”, continua a leggere questo devozionale con il cuore aperto. Stai facendo esattamente quello che serve: ti stai accostando alla Sua Parola. Lo Spirito si occuperà del resto.

Se sei già credente, ti faccio una domanda che a volte non osiamo farci: vivi come uno che è nato di nuovo, o vivi come uno che si limita ad avere “un’opinione religiosa”?

La nuova nascita non è solo l’inizio della vita cristiana. È la fonte da cui essa scaturisce ogni giorno. Se ti accorgi che la tua fede è diventata abitudine, ripetizione, gesto senz’anima — torna al punto di partenza. Riavvicinati alla Parola e chiedi allo Spirito di rinnovare in te quello che Lui stesso ha generato.

Lo stesso Spirito che ti ha fatto nascere di nuovo è quello che ti fa rimanere vivo.

2. Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio (v. 16)

Molti concordano che questo sia il verso più famoso del vangelo di Giovanni, e forse dell’intera Bibbia. Ma cosa significa concretamente per noi?

Spesso dipingiamo Dio come un giudice inflessibile, pronto a condannarci appena sbagliamo. Questo verso ci dice tutto il contrario: Dio ha amato il mondo — io e te compresi — al punto da decidere, nel Suo amore, di “dare” Gesù sulla croce, perché chiunque crede in Lui possa ottenere la vita eterna.

E nota una cosa importante: non in modo speculativo, non come una possibilità incerta. Con certezza piena e senza dubbi.

Giovanni continua affermando che Gesù non è venuto nel mondo per giudicarlo, “ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (v. 17). Se Dio avesse voluto giudicare il mondo, ne aveva tutto il diritto. E se avesse deciso di condannarci, sarebbe stato assolutamente giusto.

Invece Dio, nel Suo amore, provvede all’uomo l’Agnello (lo abbiamo visto al capitolo 1) attraverso il quale ricevere il perdono dei peccati e la vita eterna.

Fermati su una parola di questo verso: “chiunque”.

“Chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.”

Non “alcune persone particolarmente meritevoli”. Non “chi ha già una vita ordinata”. Non “chi appartiene alla giusta tradizione religiosa”. Chiunque.

Questa è una notizia che cambia tutto, soprattutto se in fondo al cuore pensi di essere “troppo lontano” perché Dio si interessi a te.

Forse hai un passato che ti vergogni a raccontare. Forse hai fatto cose che pensi siano imperdonabili. Forse vivi una vita che secondo te ti squalifica dall’avere a che fare con Dio.

Giovanni 3:16 spazza via tutto questo con una parola sola: chiunque. Tu sei dentro quella parola. Non c’è nessuno che ne sia escluso, tranne chi sceglie di escludersi da solo.

Una domanda da farti oggi: stai accettando per te l’amore di Dio, o stai vivendo come uno che pensa di non meritarlo?

L’amore di Dio non si merita — si riceve. Non è un premio, è un dono. E come ogni dono, basta allungare la mano.

Se sei già credente, ricorda spesso questo verso, soprattutto quando sbagli.

Dopo una caduta, dopo un peccato, dopo un momento in cui ti sei comportato come uno che Dio non lo conosce, è facile sentire dentro questa voce: “Adesso Dio ti vuole meno bene”. “Hai esagerato. Stavolta ti ha cancellato.”

Quella voce non è di Dio. Quella voce mente.

Dio non smette di amarti dopo un peccato, perché non ti amava in base ai tuoi meriti — ti amava in Cristo, e in Cristo continua ad amarti. Il “chiunque” di Giovanni 3:16 vale anche per il Pietro che rinnega, per il Davide che cade, per il credente che fallisce.

Torna a Lui. Confessa. Ricomincia. Il suo amore non se n’è andato.

3. Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato (v. 18)

Gesù spiega qualcosa che per noi ha un’importanza capitale.

Se ci fidiamo di Gesù, rendendolo il Signore della nostra vita con i fatti e con le parole, semplicemente non andremo in tribunale. Non saremo giudicati. Quindi non saremo condannati.

Ma se non mettiamo la nostra fede in Cristo, allora affronteremo il giudizio eterno, e saremo condannati giustamente per i nostri peccati.

Questo è un punto importante: l’unico modo per non essere condannati è non andare in tribunale.

Ognuno di noi sa benissimo di aver violato più volte, e ripetutamente, i dieci comandamenti (la legge essenziale). A causa di questo, il giusto giudice — Dio — ci condannerà alla pena corrispondente, cioè l’inferno.

Sembra un quadro duro, e lo è. Ma Gesù dice che la via d’uscita esiste: fare un accordo “extra-giudiziale” con Dio, accettare la sua offerta di pace in Gesù Cristo ed evitare così il giudizio.

Pensa a questo paragone. Se sai con certezza di essere colpevole e di rischiare una condanna pesante, e qualcuno ti offre di chiudere la questione fuori dal tribunale pagando lui al posto tuo — cosa fai? La risposta giusta sembra ovvia. Eppure tante persone preferiscono “tirare dritto” e affrontare il processo, sperando di farcela da sole.

Tu cosa stai facendo?

C’è una verità scomoda nel verso 18 che bisogna guardare in faccia: “chi non crede è già giudicato”. Non “sarà giudicato” un giorno lontano. Già giudicato. La sentenza è già stata emessa, in attesa solo della sua esecuzione.

Questo significa che non è “tutto in sospeso fino a chissà quando”. Se non hai messo la tua fede in Cristo, sei già sotto giudizio. E ogni giorno che passa è un giorno in cui quel giudizio resta sospeso ma non cancellato.

L’unico modo per cancellarlo è accettare l’accordo che Dio ti propone in Gesù.

Se sei già credente, c’è una conseguenza pratica enorme in questo verso, ed è la nostra responsabilità verso chi non crede.

Quando guardi le persone intorno a te — un parente, un collega, un amico — che non hanno mai messo la loro fede in Cristo, non li stai guardando come “persone che un giorno forse penseranno alla loro fede”. Li stai guardando come persone che, secondo Giovanni 3:18, sono già giudicate.

Questo dovrebbe scuoterci più di quanto ci scuote. Non per giudicarli noi — non è il nostro ruolo — ma per amarli abbastanza da dire loro la verità.

Quante volte abbiamo l’occasione di parlare di Gesù a qualcuno e ci tiriamo indietro per timidezza, per paura del giudizio, per non disturbare? Sappiamo che davanti a noi c’è una persona “già giudicata”, e abbiamo tra le mani la chiave del suo accordo extra-giudiziale.

Non tenertela in tasca. Prega per quella persona oggi. E quando arriverà l’occasione, parla.