Giorno 04 Giovanni 4
L'incontro con la Samaritana
Giovanni 4
I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità. (Giovanni 4:23)
Giovanni 4
Il capitolo 4 racconta uno degli incontri più toccanti del vangelo: quello di Gesù con una donna samaritana al pozzo. È una storia ricca di spunti per noi.
Ci soffermeremo su tre cose.
1. Doveva passare per la Samaria (v. 4)
Gesù decide di spostarsi da Gerusalemme verso la Galilea, un viaggio non lunghissimo verso il nord del paese. Solitamente, chi voleva fare questo viaggio non andava dritto passando per la Samaria, ma faceva una deviazione per evitare di attraversare quel territorio. Perché? I giudei consideravano i samaritani dei peccatori e non avevano relazioni con loro — anzi, da quel che la donna stessa dirà a Gesù, neanche le rivolgevano la parola.
Gesù decide di passare per la Samaria anche se questo era “controcorrente”.
E nota cosa dice il testo: “doveva passare per la Samaria”. Non era una via obbligata geograficamente — gli altri viaggiatori la evitavano regolarmente. Era una via obbligata interiormente. Gesù doveva passare di lì perché aveva un appuntamento da non perdere.
C’è anche un dettaglio che Giovanni include nel suo racconto: “Gesù, stanco del cammino, stava così a sedere presso il pozzo” (v. 6). Questo dettaglio ci mostra l’umanità di Gesù — vero uomo e vero Dio. Dopo un lungo cammino a piedi e sotto il sole, era stanco. Si siede a riposare.
Gesù è il Figlio di Dio, ma è anche il Figlio dell’uomo. E proprio per questo può capirci fino in fondo quando anche noi siamo “stanchi” nel cammino della vita e abbiamo bisogno di riposo.
Leggendo il resto del vangelo fai caso a quanto fosse umano Gesù: si arrabbia, piange per la morte di un amico, prova fame, prova sete, prova compassione. Solo Gesù può comprendere le nostre difficoltà quotidiane, perché è stato sulla terra come vero uomo. E nello stesso tempo, solo Gesù può farci vedere le cose dalla prospettiva di Dio, perché è vero Dio.
Una verità da portarti dietro oggi: Gesù non è “venuto per giudicare” alcune categorie di persone e “passare oltre” altre. Non ci sono peccatori “leggeri” e peccatori “troppo gravi” da meritare lo sguardo di Dio. Davanti a Lui ogni uomo ha peccato, ed è per questo perduto. Erano perduti i giudei, erano perduti i samaritani. L’amore di Dio è verso “chiunque crede in Lui” (Giov 3:16).
Tu puoi ritenerti una brava persona, ma non importa quanto sei “bravo/a”: se hai infranto anche uno solo dei comandamenti di Dio, sei comunque un peccatore.
Oppure forse ti senti un “caso perso”, una persona che ha fatto troppi errori per essere ancora raggiungibile da Dio.
Gesù ha lo stesso rimedio per i giudei (i piccoli peccatori) e per i samaritani (i grandi peccatori). Il rimedio è trasformare la nostra vita, se glielo permettiamo, credendo in Lui.
Una domanda diretta: da che parte ti collochi tu? Tra i “troppo bravi per aver bisogno di Gesù” o tra i “troppo sbagliati per essere voluti da Gesù”? Le due posizioni sembrano opposte, ma in realtà ti tengono lontano da Lui esattamente nello stesso modo. Gesù è venuto per entrambi.
Se sei già credente, questo passaggio ti pone una domanda scomoda: chi sono i “samaritani” della tua vita?
Le persone che eviti, di cui parli male, da cui ti tieni lontano per “sicurezza” — magari religiosa, magari sociale. Persone con uno stile di vita che disapprovi. Persone che secondo te non meritano il tuo tempo.
Gesù doveva passare per la Samaria. Era una scelta deliberata. Sapeva benissimo che avrebbe disturbato i suoi discepoli, sapeva che avrebbe rotto un tabù culturale. Eppure ci passò, perché lì c’era qualcuno da incontrare.
Anche tu devi passare per la “tua” Samaria. Non puoi predicare un vangelo per chiunque (Giov 3:16) e poi vivere una vita che evita le persone sbagliate. Chiedi al Signore: chi sono le persone da cui mi sto deliberatamente tenendo lontano? Forse è proprio lì che Lui vuole portarti.
2. Una samaritana venne ad attingere l’acqua (vv. 7-9)
La donna samaritana è senza dubbio la protagonista della storia narrata in questo capitolo. Va ad attingere acqua verso l’ora sesta — cioè a mezzogiorno.
Questo è un dettaglio strano, in quanto si trattava di una delle ore più calde del giorno. Le donne in genere andavano al pozzo la mattina presto, quando il sole era ancora gentile e si poteva chiacchierare insieme.
Leggendo la storia capiamo perché lei va a quell’ora insolita: non voleva incontrare nessuno.
La sua “storia” tribolata la esponeva alla vergogna del villaggio. Aveva avuto cinque mariti, e quello che aveva ora non era neanche suo marito: conviveva con lui. Che reputazione poteva avere, in un piccolo villaggio di 2000 anni fa? Le altre donne sussurravano al suo passaggio. La gente la guardava di sbieco. La via più facile, per lei, era andare al pozzo quando non c’era nessuno — anche a costo del sole bruciante.
E proprio lì, in quel momento, in quella scelta dolorosa di solitudine, Gesù aveva fissato un appuntamento con lei.
Fermati su questa scena, perché è bellissima.
La donna pensava di nascondersi dal mondo. Non sapeva che il mondo l’aveva già dimenticata — ma Dio no. Gesù non aveva organizzato il viaggio dalla Giudea alla Galilea passando dalla Samaria per “altri motivi” e poi, casualmente, si era imbattuto in lei. Era venuto apposta per lei.
Gesù si trova nel posto giusto al momento giusto, perché ha preparato Lui stesso quell’incontro. La scelta di passare dalla Samaria non è frutto di una svista. Gesù sapeva che quella donna sarebbe stata lì e ha organizzato tutto perché si incontrassero.
Disprezzata e isolata da tutti, eppure oggetto dell’amore di Dio al punto da meritare un appuntamento personale.
Una domanda da farti oggi: ti sei mai sentito come quella donna?
Magari ti sei nascosto. Magari hai una storia di cui ti vergogni. Magari hai cambiato orario, percorso, ambiente, per non incontrare le persone che ti farebbero ricordare chi sei stato. Magari pensi che nessuno si interessi davvero a te.
Ascolta bene: il pozzo a cui stai andando oggi non è un caso. Anche se ti senti dimenticato dagli uomini, non lo sei da Dio. Anche se hai trascorso anni a evitare gli sguardi, c’è uno sguardo che ti sta cercando — non per giudicarti, ma per offrirti acqua viva.
Magari il fatto stesso che stai leggendo questo devozionale è il tuo “pozzo di Sicar”. Non sei capitato qui per caso. Lui ti aspettava.
Se sei già credente, c’è una lezione importante in questo passaggio sulla tua testimonianza.
Spesso pensiamo che le persone più “raggiungibili” siano quelle che frequentano già la chiesa, o quelle che hanno una vita “in ordine”. Gesù invece va a cercare deliberatamente chi si nasconde. Chi va al pozzo a mezzogiorno per non essere visto. Chi è scartato dagli altri.
Le persone a cui Dio ti sta mandando potrebbero non essere quelle che frequenti normalmente.
Apri gli occhi. Chi sono i “mezzogiorno al pozzo” della tua zona? Persone che hanno smesso di andare in chiesa per qualcosa di doloroso, vicini di casa che vivono situazioni che la gente giudica, colleghi che nessuno invita a pranzo, persone sole che evitano ambienti dove temono il giudizio.
Quelli sono i tuoi appuntamenti divini. Non perderli.
3. I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità (vv. 23-24)
Tra i samaritani e i giudei c’era una disputa secolare su dove si dovesse adorare Dio, e la cosa aveva creato ancora più separazione tra questi due gruppi. La donna fa a Gesù proprio questa domanda — “voi dite che è a Gerusalemme che bisogna adorare; noi diciamo che è su questo monte” — e Gesù dà una risposta sconvolgente.
Dio non è interessato ai riti esteriori, agli aspetti “religiosi”, perché spesso queste cose diventano fini a se stesse. Col tempo, infatti, cose buone come andare in chiesa diventano un rito, e finiamo per pensare che il solo fatto di andare in chiesa ci porti la salvezza.
In realtà, andare in chiesa è buono — è importante, lo abbiamo visto nei capitoli precedenti — ma non è il gesto in sé a farci migliori. La cosa che ci trasforma non è andare in un luogo specifico, è incontrare Dio.
Gesù dice che il Padre cerca due cose specifiche nei “veri adoratori”: che adorino il Signore in spirito e in verità.
Adorare il Signore in spirito significa farlo con la parte più profonda del nostro essere. Non con atti esteriori, non per dimostrare agli altri qualcosa, non per farci vedere. Ma dal cuore. Dall’interno. Anche quando nessuno guarda.
Adorare il Signore in verità significa essere autentici, veri con il Signore. Parlare con Lui apertamente, senza maschere. Dio non è interessato a preghiere ripetitive e sempre uguali, magari recitate mentre il cuore è lacerato da dubbi e dolore. Meglio andare a Lui in verità: parlare con Lui, piangere alla Sua presenza, essere autentici.
Una domanda diretta: come stai adorando Dio in questo periodo della tua vita?
Lo stai facendo “in spirito e verità”, oppure ti sei abituato a un’adorazione che è diventata solo un gesto?
Pensa all’ultima volta che hai pregato. Eri davvero presente, o stavi solo dicendo le parole? L’ultima volta che sei stato in chiesa, eri lì con il cuore o solo con il corpo? L’ultima volta che hai cantato un canto al Signore, stavi davvero adorando, o stavi solo seguendo la melodia?
Dio preferisce una preghiera onesta e disordinata a una preghiera perfetta e vuota. Preferisce un cuore che gli dice “Signore non capisco, sono in lotta, aiutami” piuttosto che mille frasi spiritualmente “giuste” recitate senz’anima.
Se in questo momento stai vivendo una stagione di fatica nella tua relazione con Dio, non nasconderlo dietro una facciata religiosa. Vai a Lui così come sei. Quello è l’inizio della vera adorazione.
Se sei già credente, questo è uno dei punti dove cadiamo più facilmente con il passare del tempo.
La fede ha bisogno di forme — riti, abitudini, tempi di preghiera, partecipazione alla chiesa. Sono buone. Ma quando le forme prendono il posto della sostanza, abbiamo già perso qualcosa di fondamentale.
Fatti questa domanda onestamente: la mia vita di adorazione è cambiata negli ultimi mesi, oppure sto adorando “in automatico” come dieci anni fa?
Quando l’adorazione diventa automatica, è il primo segnale che il cuore si sta raffreddando. Non è una crisi grave, è un campanello. Ascoltalo.
Torna al pozzo. Torna a parlare con Gesù senza copione. Lascia che ti chieda: “Dammi da bere” — cioè “dammi quello che hai veramente nel cuore, anche se è poco, anche se è confuso”. Lui sa cosa farne.
Quello è il punto di partenza di ogni vera adorazione.