Giorno 05 Giovanni 5
La guarigione e la testimonianza delle Scritture
Giovanni 5
Voi investigate le Scritture […] ed esse sono quelle che rendono testimonianza di me. (Giovanni 5:39)
Giovanni 5
Il capitolo 5 entra nel vivo della storia di Gesù in due aspetti decisivi: il suo “essere uguale a Dio” e i miracoli di guarigione.
Il capitolo si apre con la storia di una delle tante guarigioni che vedremo nel vangelo: quella di un uomo paralitico da ben 38 anni. Questa storia ha tre spunti pratici per noi.
1. In quell’istante quell’uomo fu guarito (v. 9)
Gesù sceglie di recarsi in un luogo specifico — la piscina di Betesda — dove, secondo la tradizione del tempo, un angelo agitava l’acqua di tanto in tanto, e il primo che vi entrava dopo quell’evento veniva guarito.
Fermati su questo dettaglio, perché ci dice molto su come funzionava la grazia di Dio prima di Gesù.
Prima della venuta di Gesù, per ricevere un miracolo da Dio, bisognava trovare il luogo dove la potenza di Dio si manifestava, e poi bisognava fare qualcosa di specifico — nel caso di Betesda, essere il primo a tuffarsi nell’acqua appena si muoveva.
I miracoli avvenivano in un posto preciso, in un momento preciso, e come vediamo nella storia narrata qui, anche per un numero molto ridotto di persone. Il paralitico, purtroppo, non aveva nessuno che potesse portarlo nell’acqua in tempo. Quindi era escluso dalla “grazia”. Da 38 anni.
Pensa a quella scena per un momento. Un uomo sdraiato lì, anno dopo anno, vedendo altre persone arrivare, guarire, andarsene. E lui sempre fermo, sempre escluso, sempre troppo lento. Nessuno lo aiutava. Nessuno si fermava. Tutti correvano verso la propria guarigione e lo lasciavano indietro.
Poi arriva Gesù, e tutto cambia in modo radicale.
Non serve più recarsi in un posto specifico. Non serve aspettare l’evento straordinario. Non serve avere qualcuno che ti porti per primo nell’acqua. La grazia di Dio è disponibile per tutti, sempre, in qualsiasi luogo, perché non dipende più dai nostri sforzi ma dalla sovrana volontà di Dio.
Una domanda da farti oggi: stai ancora vivendo come se la grazia di Dio dipendesse dai tuoi sforzi?
Magari pensi che, per essere “raggiunto” da Dio, devi prima sistemare la tua vita. Devi prima smettere quel peccato. Devi prima diventare una persona migliore. Devi prima sentirti pronto.
Quel paralitico non si era preparato. Non si era reso degno. Non aveva trovato la forza di tuffarsi per primo. Eppure è proprio lui che Gesù sceglie. Non perché era pronto, ma perché Gesù era pronto.
La grazia di Dio non ti chiede di arrivare prima all’acqua. Ti chiede solo di guardarLo quando ti dice: “Vuoi guarire?”.
Se sei già credente, c’è una verità in questo passaggio che ti riguarda direttamente: non tornare al vecchio sistema.
Anche da credenti possiamo facilmente scivolare nella mentalità del “se faccio abbastanza, Dio si muoverà”. Più preghiere, più digiuni, più servizio, più sforzi religiosi — come se Dio fosse una macchinetta a gettoni che si attiva quando inseriamo il numero giusto di monete.
La grazia non funziona così. Dio non si “compra” con la nostra performance spirituale. Non è meno disposto verso di te quando sei stanco e debole. È sempre la stessa grazia, sempre disponibile, sempre completa.
Quando ti sorprendi a pensare “Dio mi ascolterà se prima faccio X”, fermati. Stai tornando alla piscina di Betesda. Lascia quella vecchia logica e torna a Gesù.
2. Quel giorno era un sabato (vv. 9-16)
La storia finisce con un dettaglio apparentemente “strano”. Perché Gesù sceglie di guarire questo uomo proprio di sabato, quando avrebbe attirato negativamente l’attenzione dei giudei?
Per capire serve un piccolo passo indietro. La legge prescriveva che di sabato non si dovesse fare alcun lavoro ordinario. Era permesso fare solo poche cose: il sabato era infatti un giorno speciale, dedicato alla famiglia e a Dio.
Dio non vuole certamente insegnarci a violare la legge che Lui stesso aveva dato. Allora perché Gesù sceglie proprio quel giorno?
Voleva mostrare l’ipocrisia in cui si finisce quando si vede la religione come un insieme “freddo” di regole.
Per gli ebrei dell’epoca, il culto a Dio consisteva in una serie di cose da fare e di altre da non fare. Pensavano che, facendo le cose giuste e evitando quelle sbagliate, si compiaceva Dio automaticamente.
Questi comandamenti, invece, Dio li aveva disegnati come delle guide per indirizzarci verso una relazione con Lui. Erano segnaletica, non meta. Erano corsia, non destinazione. Ma i giudei avevano “perso” questo dettaglio.
E ti dirò di più: pur di difendere la regola del sabato, quei religiosi videro un uomo guarito dopo 38 anni di paralisi — un miracolo straordinario — e l’unica cosa che notarono fu che portava il suo lettuccio in un giorno in cui non si poteva. Non si accorsero del miracolo. Si accorsero solo della regola violata.
Questo è il punto a cui si arriva quando la religione prende il posto della relazione con Dio.
Dio non vuole che seguiamo ciecamente un insieme di “questo sì e questo no”. Vuole che sviluppiamo una vera relazione con Lui, e che all’interno di quella relazione usiamo i comandamenti come guide per sapere ciò che Gli piace e ciò che non Gli piace.
Una domanda diretta: la tua fede è una relazione o un regolamento?
Se Dio fosse “solo regole”, non avresti bisogno di parlare con Lui. Ti basterebbe un libretto con scritto cosa fare. Invece la Bibbia è piena di gente che parla con Dio, che lotta con Dio, che cammina con Dio. Mai una volta vediamo gente che semplicemente “esegue” le regole come un computer.
Se ti accorgi che la tua vita di fede è ridotta a una lista di cose da fare e da non fare, c’è qualcosa che si è raffreddato. Le regole, da sole, non hanno mai trasformato nessuno. È la relazione con Cristo che trasforma. Le regole vengono dopo, naturalmente, come conseguenza.
Se sei già credente, fai attenzione a non diventare uno di quei religiosi che guardano l’uomo guarito e vedono solo il lettuccio.
Succede più di quanto pensiamo nelle chiese. Una persona arriva da una vita disastrosa, incontra Cristo, viene cambiata in modo radicale — e i “veterani” della chiesa, invece di gioire, cominciano a notare tutte le cose che ancora non vanno: come si veste, come parla, le abitudini che non sono ancora cambiate.
Quando vedi un miracolo, gioisci del miracolo. Le regole le sistemerà lo Spirito Santo, con calma, con quella persona. Il tuo ruolo non è quello del controllore. È quello del fratello che si rallegra.
Vivi la fede come relazione, non come regolamento. E aiuta gli altri a fare lo stesso.
3. Voi investigate le Scritture (vv. 39-40)
Ad un certo punto i giudei iniziano a discutere con Gesù, e Lui fa questa affermazione forte:
“Voi investigate le Scritture, perché pensate di avere per mezzo di esse vita eterna; ed esse sono quelle che rendono testimonianza di me. Eppure non volete venire a me per avere la vita!”
La Bibbia è LO STRUMENTO per conoscere Dio in Gesù. Eppure, purtroppo, si può conoscere la Bibbia anche a memoria e non conoscere Gesù. Come è possibile?
Il motivo è semplice: si può scegliere di leggere la Bibbia per giustificare quello che già si crede su Dio, invece di lasciarsi guidare dalla Bibbia per scoprire chi è davvero Dio.
I giudei avevano le loro idee, e avevano imparato a giustificarle usando la Bibbia. Se invece avessero usato la Bibbia per cercare Dio, lo avrebbero trovato in Gesù — proprio quello che stava davanti a loro.
Questo è un pericolo che riguarda tutti noi. È importante che non forziamo la Bibbia a dire quello che vogliamo sentirci dire. Dobbiamo leggerla con il desiderio sincero di scoprire cosa Dio dice su un determinato argomento, e poi scegliere di crederla e di viverla esattamente come è scritta.
In questo senso esistono alcune regole pratiche per evitare di “cadere nella sindrome dei giudei”.
Leggere la Bibbia in modo letterale. Non cercare significati nascosti o interpretazioni nuove. Se Dio dice “ama il tuo prossimo come te stesso”, è esattamente quello che vuole dire. Non c’è bisogno di “interpretare” in modo creativo.
Conoscere il contesto. Evita di usare un solo versetto per difendere una certa idea. Leggi quello che c’è prima e dopo. Verifica se altri versetti, in altri libri della Bibbia, dicono la stessa cosa. La Bibbia si spiega con la Bibbia.
Non credere a “dogmi” o “teologie” se non superano la regola del 3. Ti propongo questa regola pratica per verificare ogni insegnamento che ti viene proposto:
- Gesù ha insegnato questa dottrina?
- I discepoli, nel libro degli Atti degli Apostoli, hanno praticato questa dottrina?
- I discepoli hanno insegnato a loro volta alle chiese questa dottrina?
Se una dottrina supera la regola del 3, allora è buona. In caso contrario, meglio non prendere rischi.
Una pausa per guardare cosa stiamo facendo
Siamo al giorno 5 e voglio fermarmi un momento. Hai notato cosa abbiamo fatto fin qui, capitolo dopo capitolo?
Ogni giorno seguiamo lo stesso schema: leggiamo il capitolo, individuiamo uno o due versi-chiave, ne vediamo il contesto, e li applichiamo alla vita di tutti i giorni.
Questo è il metodo. Niente di complicato. Lo stesso metodo che funziona con Giovanni funziona con qualsiasi altro libro della Bibbia. Se prendi Marco capitolo 1 domani mattina, fai esattamente la stessa cosa: leggilo per intero, chiediti quale verso “tiene insieme” il resto, capisci di cosa parla davvero quel capitolo, e applicalo a te.
Lo dico adesso perché lo scopo di questo corso non è solo farti leggere Giovanni. È metterti in mano uno strumento che ti serva per tutta la vita.
Una domanda diretta: stai leggendo la Bibbia per ascoltare Dio, o per confermare quello che già pensi?
È una domanda che dobbiamo farci sempre, perché tutti abbiamo la tendenza a “scegliere” i versetti che ci piacciono e a “passare sopra” quelli che ci scomodano. Una vera relazione con la Parola di Dio comincia quando lasciamo che sia lei a parlare a noi, non noi a parlare a lei.
Se sei già credente, questa è una delle insidie più pericolose della maturità nella fede.
Più conosciamo la Bibbia, più rischiamo di leggerla in modo “selettivo”. Già sappiamo cosa pensiamo su un certo argomento — il matrimonio, i soldi, il perdono, la chiesa, le relazioni — e tendiamo a cercare nella Bibbia i versetti che ci danno ragione.
Stai attento. Quel giorno in cui apri la Bibbia e tutto ti conferma quello che già pensavi, forse non stai leggendo davvero la Bibbia. La stai usando.
Una buona pratica: chiedi al Signore, prima di leggere, di mostrarti qualcosa che non hai ancora capito o che non vuoi vedere. È una preghiera scomoda, ma è la preghiera di chi vuole crescere davvero. E lascia che la Parola ti corregga, anche dopo anni di fede.
I giudei conoscevano le Scritture meglio di te e di me. Ma le usavano per difendere le proprie idee, non per trovare Dio. Non fare lo stesso errore.