Giorno 11 Giovanni 11
Io sono la risurrezione e la vita
Giovanni 11
Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà. (Giovanni 11:25)
Giovanni 11
Sei a metà del cammino — undici capitoli dietro di te, dieci davanti. Prima di entrare in questo nuovo capitolo, voglio incoraggiarti: hai già imparato più di quanto pensi. Il metodo che applichiamo insieme (leggi il capitolo, trova il verso centrale, capisci il contesto, applica alla vita) sta entrando in te quasi senza che te ne accorga. Sta diventando il tuo modo di stare davanti alla Parola.
Detto questo, andiamo avanti.
Questo capitolo è totalmente dedicato a uno dei miracoli più clamorosi compiuti da Gesù durante il suo ministero sulla terra: la resurrezione di Lazzaro.
La particolarità di questo miracolo non sta nel fatto della resurrezione in sé — Gesù aveva già riportato in vita altre persone, e anche servitori di Dio nell’Antico Testamento avevano compiuto opere simili. La particolarità è che avviene 4 giorni dopo la morte, quando ormai il corpo aveva iniziato a decomporsi. E avviene in una piccola città dove tutti si conoscevano, davanti a un numeroso gruppo di testimoni, a pochi chilometri da Gerusalemme.
Insomma, è uno di quei miracoli che lasciano il segno e che diventeranno fondamentali per la decisione dei capi religiosi di voler eliminare Gesù.
Ma oltre al miracolo stesso, ci sono tre verità potenti su cui riflettere.
1. Io sono la resurrezione e la vita (v. 25)
Gesù pronuncia questa affermazione davanti a Marta, la sorella di Lazzaro. Marta dichiara di sapere che Gesù è il Messia, ma Gesù le dice qualcosa che va molto oltre: “Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà”.
Fermati su questa affermazione, perché è una di quelle che cambiano la prospettiva su tutto.
La vita eterna non si ottiene facendo qualcosa, ma credendo in Gesù. Lui afferma: “chi crede in me, anche se muore, vivrà”.
Ancora una volta Gesù trasmette un insegnamento che capovolge quello che spesso siamo portati a credere. La vita eterna è un dono gratuito che non si riceve per meriti — facendo qualcosa di buono per Dio, ubbidendo a certi comandamenti, compiendo certi atti religiosi. La vita eterna si ottiene credendo in Gesù come personale Salvatore e Signore.
E nota un dettaglio sottile: Gesù non dice “io ti darò la resurrezione e la vita”. Dice “IO SONO la resurrezione e la vita”.
Lui stesso è la cosa. Avere la vita eterna non è ricevere qualcosa da Gesù — è ricevere Lui. La vita eterna è una persona, non un premio da conquistare.
Una domanda diretta da farti oggi: stai cercando da Gesù qualcosa, o stai cercando Gesù stesso?
Forse vai a Lui per ottenere pace, per ottenere risposte, per ottenere salvezza, per ottenere benedizioni. Tutte cose che Lui dà. Ma il punto centrale del cristianesimo non sono i doni che ricevi da Cristo — è Cristo stesso.
Lui è la pace. Lui è la risposta. Lui è la salvezza. Lui è la vita.
Quando lo capisci davvero, la tua relazione con Lui cambia completamente. Non vai più “in cerca di cose” — vai in cerca di Lui. E proprio per questo ricevi tutto il resto.
Se sei già credente, ricorda spesso questa verità quando ti senti spaventato dalla morte — tua o di chi ami.
Gesù dice: “chi crede in me, anche se muore, vivrà; e chiunque vive e crede in me non morirà mai” (vv. 25-26). Sembra una contraddizione, ma non lo è. La morte fisica resta — ed è dolorosa, lo vedremo tra poco. Ma per chi crede, la morte non ha più l’ultima parola. È un passaggio, non una destinazione.
Quando hai paura della morte, o quando piangi qualcuno che hai perso e che ha conosciuto Cristo, torna a questo verso. La separazione è temporanea. La vita continua. Lui è la resurrezione e la vita.
2. Se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto (vv. 21, 32)
C’è un dettaglio commovente nel capitolo 11. Marta dice a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”. Poco dopo, anche Maria — la sorella — dice esattamente la stessa frase quando incontra Gesù.
Evidentemente le due sorelle avevano parlato fra loro nei giorni precedenti, e avevano elaborato insieme questa convinzione. Una convinzione che racchiude fede e limite della fede al tempo stesso.
Loro avevano fede. Credevano che Gesù potesse guarire Lazzaro. Ma c’era un limite a quella fede: “se tu fossi stato qui…” — cioè, ora che Lazzaro è morto, è troppo tardi.
Eppure Gesù aveva già fatto tanti miracoli, alcuni anche a distanza, semplicemente pronunciando una parola. E loro lo sapevano. Ma di fronte alla morte, la loro fede aveva trovato un muro.
Con questo miracolo Gesù vuole spingere la fede di Marta e Maria a un livello nuovo. Dio è potente, e la Sua potenza non può essere limitata da quello che noi consideriamo “possibile” o “impossibile”.
Spesso facciamo lo stesso errore. Crediamo che Dio possa fare questo, ma non quello. Se abbiamo bisogno di un parcheggio al supermercato, allora possiamo chiedere a Dio. Ma se siamo senza lavoro — beh, questo è troppo complicato per Dio, specialmente con la crisi che stiamo attraversando.
In realtà Dio è Dio, e può fare ogni cosa. Solo che a volte sceglie di fare cose che noi non capiamo. E altre volte sceglie di non fare cose che noi vorremmo. Ma il limite non è mai nella sua potenza — è nella sua sapienza e nella sua volontà.
Una domanda diretta: dove hai messo un “limite” alla potenza di Dio nella tua vita?
Forse c’è una situazione che hai considerato “persa” — una persona cara lontana da Dio, una malattia, una relazione rotta, una vocazione che pensi di aver mancato. Hai smesso di pregare per quella cosa perché “tanto ormai…”
Lazzaro era morto da quattro giorni. Era oltre ogni speranza umana. Eppure è proprio lì che Dio si è mostrato più grande.
Non rinunciare a portare a Dio quello che ti pare “impossibile”. Lui è il Dio di Lazzaro.
Se sei già credente, una domanda da farti onestamente: la tua preghiera ha cominciato a riflettere il tuo scetticismo invece della tua fede?
Ci sono cose per cui preghiamo “tanto per pregare” — senza realmente credere che Dio possa intervenire. Lo facciamo per scaricare la coscienza. Ma quella non è fede.
La fede vera porta a Dio anche le situazioni “impossibili”. Non perché siamo sicuri che farà esattamente quello che vogliamo, ma perché sappiamo che è capace di farlo, e ci affidiamo alla sua volontà sovrana.
Recupera quella fede. Torna a pregare grande. Torna ad aspettarti grande. Anche se Dio sceglie un’altra strada, sarà la strada giusta — ma almeno avrai pregato da figlio di un Dio onnipotente, non da scettico.
3. Gesù pianse (v. 35)
Questo singolo verso — il versetto più breve della Bibbia — mi lascia sbigottito ogni volta che lo leggo.
Gesù vede il dolore intorno a sé. Marta, Maria, e gli altri che davanti all’irreversibilità della morte piangevano. “Quando Gesù la vide piangere, e vide piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, fremette nello spirito, si turbò…” (v. 33).
E poi due parole: Gesù pianse.
Fermati su questa scena.
Spesso abbiamo l’idea di un Dio lontano, che non capisce i nostri dolori né le nostre sofferenze. Ma il Dio della Bibbia è esattamente l’opposto.
Gesù è stato vero Dio, ma anche vero uomo. In quel momento ha provato il dolore che tu e io abbiamo provato di fronte alla morte di un caro — quel dolore lacerante che scende nelle viscere e turba lo spirito.
Quel dolore fu così vero e autentico che il Dio dell’universo, Creatore del cielo e della terra, pianse.
Pensa a cosa significa.
Significa che quando piangi, Dio non ti guarda dall’alto con distacco. Piange con te. Non perché sia debole o impotente — Gesù sapeva già che avrebbe risuscitato Lazzaro qualche minuto dopo — ma perché ti ama abbastanza da condividere il tuo dolore prima ancora di risolverlo.
La prossima volta che attraversi una sofferenza, ricordati che Gesù capisce benissimo cosa provi. A differenza degli “dei” delle altre religioni — Buddha, Allah, le varie divinità — Lui si è fatto uomo e ha vissuto come uomo sulla terra, in mezzo alle sue creature e con loro. Ha conosciuto la fame, la stanchezza, il pianto, il tradimento, la morte di un amico.
Sì, Gesù è perfettamente in grado di capire le nostre sofferenze e i nostri dolori. Anzi, ti dirò di più: essendo Dio, può anche intervenire in quelle situazioni.
Nel caso specifico di Lazzaro, Gesù prega e interviene in modo straordinario — riporta Lazzaro in vita. Altre volte interviene in modo diverso. A volte risolve le situazioni; altre volte sceglie di darci la forza di camminarci attraverso; altre volte manda i suoi angeli per aiutarci, la sua Parola per guidarci, un fratello per consolarci.
Ma la verità centrale è questa: Gesù non è venuto nel mondo solo per “capire” la nostra miseria. È venuto per intervenire su di essa.
Una domanda da farti oggi: come stai vivendo le tue sofferenze attuali?
Le stai portando a Gesù, o le stai portando a tutti tranne che a Lui? A volte cerchiamo conforto nei consigli degli amici, nei farmaci, nelle distrazioni — e ci dimentichiamo che c’è Qualcuno che ha pianto davanti alla tomba di Lazzaro e che piange anche oggi davanti alla tua tomba personale, qualunque essa sia.
Vai a Lui. Apri il cuore. Lascia che ti consoli prima ancora di pensare a quello che vuoi che faccia. Spesso il primo passo della soluzione è essere stati ascoltati dal cuore di Dio.
Se sei già credente, ricorda questa verità anche nel modo in cui ti rapporti agli altri che soffrono.
A volte la cosa più “spirituale” che puoi fare per chi soffre non è citare versetti, non è “spiegare il piano di Dio”, non è suggerire soluzioni. È piangere con loro. È stare in silenzio. È esserci.
Gesù davanti a Lazzaro morto non ha fatto subito un sermone. Ha pianto. Imparare a piangere con chi piange è una delle forme più profonde di amore cristiano.