Giorno 17 Giovanni 17

La preghiera di Gesù per te

Giovanni 17

Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo. (Giovanni 17:3)

Giovanni 17

Il capitolo 17 è chiamato dai teologi “la preghiera sacerdotale” di Gesù. È la preghiera più lunga di Gesù registrata nei vangeli, e la pronuncia poco prima di essere arrestato.

Sapere come prega Gesù ci insegna molto su chi è e su cosa gli sta a cuore. La preghiera ha tre parti: prima Gesù prega per sé stesso, poi per i discepoli, poi per tutti i credenti che verranno dopo. Cioè per te e per me.

1. Padre, l’ora è venuta; glorifica tuo Figlio (v. 1)

Gesù chiama la croce “l’ora”. Non è “un momento difficile da superare”, è “L’ORA”: il momento per cui era venuto. Quello che dall’esterno sembrava una catastrofe, dal cielo era visto come il momento più importante della storia.

Fermati un secondo. Pensa al periodo più brutto che hai attraversato — quella malattia, quel licenziamento, quella relazione finita, quel lutto. Nel mezzo ti sembrava la fine. Magari hai pensato: “perché Dio permette questo?”.

Ecco la lezione di Gesù in questo verso: Dio non spreca le ore difficili. Quello che per te era buio, Lui lo stava usando. Quello che per te era un fallimento, Lui lo stava facendo diventare gloria.

Non sto dicendo che il dolore non sia vero dolore. Gesù al Getsemani provò un’angoscia tale che il suo sudore diventò come gocce di sangue (Luca 22:44). Sto dicendo che non hai gli occhi giusti per giudicare la tua vita dai momenti di crisi. Solo Dio ha la prospettiva intera.

Una preghiera oggi: «Signore, le ore buie della mia vita le metto nelle tue mani. Fanne quello che vuoi tu.»

2. Questa è la vita eterna: che conoscano te (v. 3)

Questo verso è uno dei più importanti del vangelo. Gesù qui ci dà una definizione precisa di cosa sia la vita eterna.

Nota due cose.

Prima: la vita eterna non è una promessa per il futuro, è una realtà che inizia adesso. Gesù non dice “la vita eterna sarà il conoscere Dio quando andrai in paradiso”, dice “la vita eterna È il conoscere Dio”. Quando metti la tua fede in Cristo, la vita eterna comincia in quel momento.

Seconda: la vita eterna è “conoscenza”. Ma non conoscenza intellettuale, conoscenza relazionale. Il verbo greco usato qui (γινώσκω, ginōskō) è lo stesso che la Bibbia usa per l’intimità coniugale. Non è “sapere cose su Dio”, è conoscere Dio personalmente.

Puoi avere una laurea in teologia e non avere la vita eterna. Puoi sapere a memoria la Bibbia e non conoscere Gesù. Possono esserci pastori che sanno tutto e non hanno la vita eterna. La vita eterna è una relazione viva con il Padre, attraverso il Figlio.

La domanda non è “quanto sai di Dio?”, la domanda è “lo conosci personalmente?“.

3. Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me (v. 20)

Leggi questo verso piano: «Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che crederanno in me per mezzo della loro parola» (v. 20).

Fermati. Quel “quelli” sei tu.

Duemila anni fa, in un giardino vicino Gerusalemme, poche ore prima di essere arrestato, Gesù alza gli occhi al cielo e prega. E in quella preghiera, prima ancora che tu nascessi, Gesù ha pregato anche per te.

Se ancora non lo conosci, il fatto che lo stai cercando nella Sua Parola è già una risposta a quella preghiera. Non sei capitato qui per caso. Sei qui perché Gesù 2000 anni fa ha pregato che la sua Parola arrivasse fino a te attraverso i discepoli — e proprio uno dei suoi discepoli, Giovanni, ha scritto questo libro che adesso stai leggendo.

E cosa chiede Gesù in quella preghiera? Una cosa principalmente: l’unità dei suoi.

«Che siano tutti uno; come tu, o Padre, sei in me, e io in te, anch’essi siano in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato» (v. 21).

Attenzione qui, perché è un punto che si presta a fraintendimenti. Gesù non sta pregando per un’unità di facciata. Non sta pregando per un ecumenismo che mette insieme tutti senza più distinguere cosa è vero e cosa non lo è. Non sta pregando perché tutti i gruppi religiosi del mondo si dichiarino “uno” buttando giù le differenze sotto il tappeto.

Sta pregando per qualcosa di molto più profondo: un’unità vera, che parte dal cuore delle persone che hanno davvero incontrato Lui, e che si manifesta concretamente nella chiesa locale.

Cioè: nel gruppo di credenti con cui ti vedi ogni domenica, con cui mangi, con cui condividi le tue lotte. È lì che l’unità diventa visibile. È lì che il mondo guarda e dice: “Guarda come si amano” — o, purtroppo, “Guarda come si dividono.”

Per questo è così importante che, se hai cominciato a conoscere Gesù attraverso queste pagine, tu non resti da solo. Trova una chiesa locale dove la Bibbia è centrale, dove le persone si amano davvero, dove il vangelo si vede non solo dalle parole ma dal modo in cui i fratelli si trattano tra loro.

L’unità per cui Gesù prega comincia lì, non sui giornali.

E se sei già parte di una chiesa?

Allora questa preghiera di Gesù ha qualcosa di molto diretto da dirti.

Non basta “esserci”. Non basta “essere iscritto”. Gesù sta pregando per un’unità reale, fatta di persone che si conoscono, si amano, si servono a vicenda. Quell’unità non si costruisce stando in panchina la domenica mattina e tornando a casa subito dopo il culto.

Fatti queste domande, onestamente:

  • Sto facendo la mia parte per l’unità della mia chiesa? O sono uno di quelli che critica, mormora, alimenta le divisioni?
  • Sto avvicinando o sto allontanando i fratelli? Le mie parole costruiscono o demoliscono?
  • Sto servendo o sto solo consumando? La chiesa è una famiglia, non un supermercato religioso.
  • Sto coltivando relazioni vere? Conosco i miei fratelli abbastanza da sapere come pregare per loro durante la settimana?

Ogni volta che ti avvicini, ogni volta che servi, ogni volta che perdoni un fratello, ogni volta che metti da parte il tuo orgoglio per il bene della chiesa locale — stai rispondendo concretamente alla preghiera che Gesù ha fatto per te in quel giardino.

Non lasciarla cadere a vuoto.